Hai chiuso tutti i rubinetti eppure la caldaia continua a girare come se nulla fosse. Fastidioso, vero? Magari senti la pompa che lavora, la fiamma che rimane accesa o il display che segnala attività, ma non arriva acqua calda al miscelatore. Cosa sta succedendo davvero e, soprattutto, cosa puoi controllare subito senza giocarti la sicurezza o la garanzia? In questa guida chiara e pratica vedremo cause, verifiche rapide e interventi possibili, con consigli su quando è meglio chiamare un tecnico.

Come dovrebbe comportarsi una caldaia: un rapido ripasso
Prima di entrare nel dettaglio, conviene ricordare il principio base. Quando apri un rubinetto dell’acqua calda, il passaggio d’acqua attiva un sensore che dice alla caldaia di avviare il bruciatore. Quando chiudi il rubinetto, il flusso termina e la caldaia deve spegnersi automaticamente. Semplice, no?
Nella pratica ci sono più componenti che collaborano per questo controllo: un sensore di flusso (flussostato), una valvola che indirizza l’acqua (valvola a tre vie o diverter), una membrana che separa i circuiti, lo scambiatore, il bruciatore e l’elettronica di controllo. Se anche solo uno di questi pezzi non funziona, la caldaia può continuare a ritenere che sia necessario restare accesa.
Cause più frequenti per cui la caldaia resta accesa anche a rubinetti chiusi
La diagnosi parte quasi sempre da un sospetto: qualcosa non rileva correttamente il flusso. Il flussostato può essere difettoso o intasato dal calcare. Lo scambiatore primario, se intasato, limita il passaggio dell’acqua e falsifica le letture. La valvola a tre vie potrebbe non deviare il flusso correttamente tra sanitario e riscaldamento, mantenendo la caldaia in funzione. Una membrana forata o usurata può compromettere il separatore dei circuiti. Infine, problemi elettrici o al bruciatore — come un fusibile bruciato che causa comportamenti anomali — possono lasciare la macchina in uno stato di funzionamento parziale.
Non dimentichiamo la pressione dell’impianto: se è troppo bassa (sotto 1,2 bar) o troppo alta (sopra 2 bar) la caldaia può entrare in condizioni di sicurezza che la fanno apparire accesa o in blocco. Può sembrare banale, ma spesso la causa è proprio qui. E poi c’è il fattore umano: a volte un termostato mal impostato o un controllo remoto irregolare impediscono lo spegnimento.
Diagnosi rapida – Controlli fai da te sicuri e veloci
Prima di chiamare il tecnico, ci sono verifiche che puoi fare in completa sicurezza e che spesso risolvono il problema. Controlla il manometro della caldaia: la pressione ideale di esercizio è generalmente tra 1,2 e 1,5 bar, al massimo intorno a 2 bar. Se la pressione è inferiore, puoi procedere al rabbocco seguendo le istruzioni del manuale della tua caldaia: individua la valvola di carico sotto l’apparecchio, aprila fino a raggiungere il valore corretto e richiudila subito dopo. Se la pressione scende nuovamente nel giro di poco, potrebbe esserci una perdita nell’impianto e servirebbe l’intervento del tecnico.
Controlla che l’alimentazione elettrica sia regolare: il display è acceso? Ci sono codici di errore? Se la caldaia mostra un errore, prendi nota del codice. Un semplice reset, premendo il pulsante di reset indicato sul pannello, a volte risolve malfunzionamenti temporanei causati da picchi o blocchi elettronici. Poi verifica l’alimentazione del gas: la valvola del gas è aperta (solitamente identificata da un manettino giallo)? Ma attenzione: se senti odore di gas non fare nulla, apri le finestre, esci e chiama servizi di emergenza e il tecnico.
Un controllo pratico e utile consiste nel chiudere il termostato ambiente o scollegarlo dall’impianto di riscaldamento, lasciare che i termosifoni si raffreddino e poi aprire un rubinetto dell’acqua calda. Se la caldaia si spegne, il problema può essere nella valvola a tre vie o nel circuito di commutazione tra sanitario e riscaldamento. Se invece la caldaia resta attiva, il sospetto ricade sul flussostato, sulla membrana o sul controllo elettronico.
Un altro semplice test è quello dei radiatori: spurga l’aria dai termosifoni per migliorare il flusso complessivo. A volte l’aria nell’impianto crea condizioni anomale che confondono i sensori. Infine, verifica i filtri ai rubinetti e il getto: depositi di calcare riducono il flusso e possono falsare il comportamento della caldaia.
Difetti comuni e come si manifestano nella pratica
Immagina una valvola a tre vie che non scatta: l’acqua continua a circolare verso lo scambiatore come se l’utenza fosse aperta. Il risultato è la sensazione che la caldaia rimanga “accesa” anche quando non dovrebbe. Oppure pensa a un flussostato incrostato: il piccolo rotore interno o il sensore non segnala più il passaggio d’acqua alla scheda elettronica, così la caldaia non riceve il segnale di arresto. La membrana danneggiata, spesso invisibile a occhio nudo, crea misurazioni errate e richiede di norma la sostituzione.
Il bruciatore che resta acceso senza motivo è meno comune ma più pericoloso, perché può indicare problemi all’alimentazione del gas o a componenti elettrici. Un fusibile saltato o un relè bloccato nella scheda possono provocare un comportamento anomalo: la caldaia pare attiva, ma non produce acqua calda nel modo corretto. In questi casi l’intervento professionale diventa obbligatorio.
Interventi pratici e cosa puoi tentare da solo
Se hai già verificato la pressione e fatto un reset, il prossimo passo è controllare il flusso visibile ai terminali. Apri brevemente un rubinetto e osserva il comportamento della caldaia, poi chiudi e osserva di nuovo. Segnati i rumori: la pompa continua a girare? La fiamma si spegne? Aiuta molto avere un atteggiamento metodico, quasi da investigatore: fare una prova, osservare, riprovare.
Se il problema sembra legato al calcare, una pulizia dei filtri dei rubinetti e del miscelatore può migliorare la situazione. Per scambiatori molto intasati ci sono prodotti specifici e decalcificazioni professionali; non improvvisare con prodotti aggressivi senza consultare il manuale o il tecnico.
Se sospetti la valvola a tre vie puoi eseguire un test semplice e non invasivo: scollega il termostato o spegni il controllo ambiente e prova ancora ad aprire un rubinetto. Se la caldaia si comporta correttamente, la valvola o il circuito di gestione potrebbero essere responsabili. Badate bene: la sostituzione della valvola o della membrana non è un intervento da fai-da-te per chiunque; richiede competenze tecniche e spesso lo smontaggio di parti sensibili.
Un discorso a parte merita il reset ripetuto. A volte la caldaia si trova in una condizione di autodiagnosi continua e il reset temporaneamente la riporta alla normalità. Ma se il problema torna subito, non ignorare il campanello d’allarme. Riparare in modo definitivo significa identificare la causa e agire su quella.
Quando chiamare il tecnico: segnali che non si possono trascurare
La regola d’oro è semplice: se c’è odore di gas, se noti perdite d’acqua importanti, se la pressione continua a scendere o se la caldaia mostra errori che non spariscono con un reset, chiama subito un tecnico certificato. Lo stesso vale se non ti senti sicuro a intervenire o se l’intervento richiede la sostituzione di componenti interni come membrana, scambiatore, valvola a tre vie o elementi del bruciatore. Intervenire da solo su parti a gas o elettriche può essere pericoloso e invalida la garanzia.
Se il tecnico che interviene è onesto, ti spiegherà la causa con chiarezza e ti proporrà soluzioni alternative: pulizia dello scambiatore, sostituzione del flussostato, manutenzione della valvola o installazione di filtri anticalcare. Chiedi sempre una diagnosi scritta e un preventivo chiaro. Un consiglio pratico: se il tuo impianto è datato, valuta la convenienza di interventi mirati piuttosto che riparazioni continue. Talvolta un aggiornamento del componente difettoso evita guasti ripetuti.
Manutenzione preventiva: come evitare di trovarsi di nuovo in questa situazione
La manutenzione è la migliore assicurazione contro malfunzionamenti frustranti. Un controllo annuale da parte di un tecnico abilitato riduce notevolmente il rischio di blocchi e di componenti che entrano in crisi a causa dell’usura o del calcare. Lo spurgo dei radiatori, il controllo della pressione e la verifica dei filtri dovrebbero rientrare nella routine stagionale, specialmente prima dell’accensione invernale.
Se abiti in una zona con acqua molto dura, considera l’installazione di un sistema anticalcare o di filtri specifici a valle della caldaia. Non è magia, ma aiuta lo scambiatore a restare pulito più a lungo. Inoltre, una semplice buona pratica è annotare le anomalie: quando si presentano, come si risolvono temporaneamente, quali rumori compaiono. Queste informazioni velocizzano la diagnosi e spesso riducono i costi di intervento.
Piccola digressione personale: quando ho imparato a non sottovalutare il manometro
Un ricordo pratico vale più di mille istruzioni. Un amico mi raccontò di aver lasciato la caldaia “accesa” durante l’estate perché il termostato era stato scollegato. Pensava si trattasse di un guasto complesso; invece bastò un rapido controllo del manometro per scoprire che la pressione era praticamente assente. Dopo aver rabboccato l’impianto la caldaia tornò al comportamento normale e il problema sparì. Non era un guasto strutturale ma una combinazione di perdita minima e aria nell’impianto. Il punto è questo: a volte la soluzione è più semplice di quanto immagini. Ma altre volte la complessità esige mani esperte.
Conclusioni
Se la caldaia resta accesa anche a rubinetti chiusi, la prima cosa da fare è mantenere la calma e procedere con controlli elementari e sicuri: pressione, alimentazioni, reset e filtri. Sono verifiche che spesso risolvono il problema o, almeno, circoscrivono l’origine. Se dopo questi passaggi il comportamento anomalo persiste, non indugiare: chiama un tecnico certificato. Manipolare l’impianto a gas o tentare riparazioni complesse senza competenze espone a rischi e può costare molto di più nel lungo periodo.
